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Flauto, Flauto dolce e traversiere
musica antica e contemporanea

“Senza musica, la vita sarebbe un errore” (F. Nietsche da Crepuscolo degli idoli)

I sogni in musica di Dissonanzen

Anche “traiettorie” ha voluto partecipare al grande intreccio di ricorrenze recato dall?anno in corso proponendo quella scandita dai dieci anni dalla scomparsa di Niccolò Castiglioni di cui i fervidi, eccellenti componenti dell?Ensemble Dissonanzen hanno tracciato un ritratto molto pertinente. Muovendo a ritroso dall?anno della scomparsa per giungere alla metà degli anni ‘80. un ritratto che coglieva dunque gli esiti ultimi di un percorso decisamente singolare, qual è stato quello di Castiglioni, partecipe negli anni cinquanta delle più radicali vicende dell?avanguardia darmstadtiana i cui postulati linguistici piegherà poi, mutandone altrettanto decisamente il senso, verso altri orizzonti, più fantastici, erratici, in cui si rispecchiava la propria natura di sognatore, ingenuo anche, nel deliberare visioni fiabesche, concertate in piccoli frammenti, anche questo retaggio squisitamente romantico. Da ciò la predilezione per il piccolo formato, per il foglio d?album, per il “momento musicale”, pagine miniate con quell?acutezza timbrica e insieme con quell?eccentricità estrosa che può far pensare anche a Klee nelle suggestioni immaginarie affidate ad un linguaggio nuovo, imprevedibile; soprattutto per la diversità significativa suggerita da una sintassi, quella strutturalista di ascendenza weberniana, che risulta come denaturata. Tale, ad esempio, l?impressione suggerita dai “momenti musicali” per ensemble e più ancora dalla bellissima “intonazione” dove appunto la pur inevitabile presenza in filigrana delle “Bagatelle” o dei “Cinque pezzi per orchestra” di Webern non imponeva alcuna idea di ricalco, essendo il tracciato rivolto altrove, verso mete meno assolute, se non altro per sottolineatura ritmica, un timbro più marcato dell?oboe, una fugace scala maggiore tracciata come timido sberleffo, Castiglioni teneva sempre in serbo quale protezione di quella sua intimità; cui dava voce più autentica attraverso il prediletto pianoforte, con quella sua scrittura tersa e tuttavia percorsa dai sottili fremiti, decantato riverbero dei “Gruppen” darmstadtiani, il cui incanto l?altra ha rinnovato la mano sensibile di Ciro longobardi nel proporre la sequenza liederistica, per solo pianoforte “Dulce refrigerium”. Serata raccolta, seguita con attenzione dal pubblico fedele alla rassegna e premiata da molti applausi.