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Flauto, Flauto dolce e traversiere
musica antica e contemporanea

“Senza musica, la vita sarebbe un errore” (F. Nietsche da Crepuscolo degli idoli)

Scarlatti: un “prototipo” tra sacro e profano

In ogni manuale di storia della musica che si rispetti, la?Rappre-sentazione di Anima et di Corpo? di Emilio de’ Cavalieri occupa un posto di riguardo. Perchè introduce a sorpresa il sacro sulla scena e costituisce il primo esperimento accertato di melodramma, suscitando, in quanto prototipo, interesse e curiosità. Il che, comunque, non implica che si tratti di un capolavoro: l’?0rfeo? di Monteverdi, posteriore di soli sette anni, è già tutt’altra cosa. L’innegabile rilievo storico della ?Rappresentatione? da solo basterebbe a giustificarne la ripresa condotta, l’altra sera nella chiesa di San Paolo Maggiore, dalla Cappella della Pietà dei Turchini. In più, stavolta, c?è il ricorso celebrativo legato alla nascita dell’associazione Scarlatti, che festeggia i suoi ottant’anni ripescando lo stesso pezzo della prima volta. l?occasione è giusta per riassaporare uno di quei lavori che nelle locandine, non solo napoletane, compaiono con parsimonia estrema. Meglio, poi, se guidati, come nella circostanza, da un ensemble che in fatto di musica antica si pone, ormai, quale punto di riferimento, non solo per l?uso degli strumenti originali ma anche (o soprattutto) per la cura filologica profusa in termini esecutivi e la capacità di evocare colori suggestivi e connotanti. Quattrocento anni,comunque, sono tanti, ed il senso di questa pagina, sublimazione di un Rinascimento agli sgoccioli più che antefatto dell?era Barocca, rischia di sfuggire gusto dell?ascoltatore del Duemila. Motivo per cui si finisce con l?apprezzare maggiormente la rilettura di Antonio Florio, il quale dal podio prova a velocizzare i tempi e ravvivare il fraseggio, sortendo esiti gradevoli all’ascolto ed apprezzabili in ottica teatrale più di quanto non lasci presagire la rigorosa linearità dell’ordito. La teatralità del lavoro, in fondo, va ricavata stavolta soprattutto in qualche fugace dettaglio vocale, nei pregevoli interventi corali illuminati dall’ eccellente Ensemble Vocale di Napoli di Antonio Spagnolo, nel frequente ricorso a musiche di danza, tale da far immaginare che una ricca pantomima dovesse corredarsi, all?epoca, la “Rapresentatione”. Solo ad un esile e garbata azione coreografica, concepita da Alessandra Petitti, si accompagna invece l?esecuzione di San Paolo Maggiore, il che giova all?agilità del tutto ma rimanda ad altra occasione l?indagine sugli equilibri innescati dall?autore tra scena ed orchestra. La Cappella della Pietà de? Turchini funziona, al solito, egregiamente e ad estrarre Tommaso Rossi, Nicholas Robinson, Ugo di Giovanni e Patrizia Marrone dal gruppo si fa forse torto agli altri otto, bravissimi. Sempre solo per motivi di spazio citeremo, dal collaudato cast vocale, Giuseppe Naviglio e Roberta Invernizzi, che danno anima et corpo ai loro personaggi, oltre a Daniela Del Monaco. Ma i lunghi applausi finali sono per tutti, ci mancherebbe.