26/02/2014 E' on-line il mio nuovo sito!

annuncio

Flauto, Flauto dolce e traversiere
musica antica e contemporanea

“Senza musica, la vita sarebbe un errore” (F. Nietsche da Crepuscolo degli idoli)

Le sonate per flauto di Johann Sebastian Bach con Enrico Baiano

6 ottobre 2019 

Festival Sicut Sagittae 
Domus Ars-Via Santa Chiara 10 C - Napoli ore 20.30


 Johann Sebastian Bach
Le sonate per flauto



Sonata in mi minore BWV 1034
Adagio ma non tanto - Allegro - Andante- Allegro

Sonata in la maggiore BWV 1032
Vivace- Largo e dolce- Allegro

Sonata in mi maggiore BWV 1035
Adagio ma non tanto- Allegro - Siciliano - Allegro assai

Sonata in si minore BWV 1030
Andante - largo e dolce - Presto

Tommaso rossi, flauto traversiere
Enrico Baiano, fortepiano




Nel novembre 1717 Bach accolse l'invito del principe Leopoldo di Anhalt-Cöthen e divenne maestro della sua cappella musicale. A Cöthen Bach trascorse i sette anni più felici della sua vita. Il principe era un musicista di talento, la cappella era formata da 18 solisti di valore, e tutto il tempo libero della corte era dedicato allo studio dell'arte. Bach visse a Cöthen ammirato e stimolato dal gusto e dalla frequenza di un intenditore, e trasferitosi a Lipsia si rammenterà con nostalgia delle ore trascorse col principe Leopoldo. Cöthen osservava un rito luterano severo, la musica aveva poco spazio nella chiesa, e i compiti di Bach erano limitati alla musica da camera. Gran parte della sua produzione strumentale vide la luce in quegli anni, e il suo carattere, sovente rivoluzionario rispetto alle forme del tempo, dipende dalla destinazione domestica e colta a un tempo per cui fu composta.
In questo contesto le sonate per flauto sono degli autentici capolavori.
Delle sette sonate per flauto che la tradizione ci ha consegnato come originali di Bach e inserite nel catalogo delle sue opere, in realtà soltanto quattro (oltre alla Partita per flauto solo) sarebbero state scritte dal grande compositore di Eisenach e verranno questa sera tutte proposte con l’accompagnamento del fortepiano, uno strumento che già era diffuso all’epoca di Bach, e che questi anche possedeva. La straordinaria forza espressiva di questi pezzi, la loro evidente carica dinamica e timbrica, i forti chiaroscuri della scrittura ben si prestano ad essere resi da uno strumento come il fortepiano che, a differenza del cembalo, possiede una maggiore gamma di colori. L’operazione proposta è comunque piuttosto innovativa, dal momento che la stragrande maggioranza delle esecuzioni di queste sonate è ancora realizzata con il clavicembalo.
Non è assolutamente possibile fare classifiche nel giudicare le quattro opere che verranno presentate questa sera. Le quattro sonate bachiane per flauto sono, infatti, ognuna con la sua specifica individualità e carattere, tutte dei capolavori. Esse toccano un’enorme pluralità di affetti, manifestando continuamente una tale originalità di scrittura, sia dal punto di vista melodico che armonico, da stagliarsi nettamente nell’ambito del repertorio settecentesco per flauto. Come non giudicare ad esempio il meraviglioso tema dell’Andante della Sonata in si minore BWV 1030 come un “gesto” musicale che va molto al di là delle coeve invenzioni melodiche settecentesche ? Oppure come non pensare alla genialità ritmica dei due Allegri della sonata in mi maggiore BWV 1035 come un frutto assolutamente originale ed unico nell’ambito del repertorio flautistico del XVIII secolo? E poi, i contrasti e i chiaroscuri. Alla severa espressione dell’Adagio ma non tanto della sonata in mi minore BWV 1034, con il suo incedere quasi religioso, i suoi toni cupi e, all’improvviso, le sue sortite nei territori più acuti dell’estensione del flauto (quasi si trattasse dell’irrompere di un grido di dolore in una piccola stanza dove si suona musica da camera) corrisponde, nell’Andante della stessa sonata, un tema angelico, di una soavità quasi ultraterrena che si libra sulla figurazione ostinata del basso.
Delle quattro sonate per flauto due sono per cembalo obbligato (Bach scrive cioè sia la parte della mano sinistra che quella della mano destra) e due con il basso continuo (Bach scrive solo la linea del basso con le cifre per le armonie). Se i modelli italiani sono evidenti negli adagi pieni di ornamentazioni della Sonata in si minore e della Sonata in mi maggiore (in specie il primo movimento) la complessità del contrappunto utilizzato nell’ultimo movimento della Sonata in si minore o nel secondo movimento di quella in mi minore è chiaramente ispirato dalla grande tradizione tedesca di cui il Kantor di Lipsia fu il sommo esponente.